Industria 4.0 è la quarta rivoluzione industriale - quella della "smart automation": robot dialogano con altri robot nel ciclo produttivo interno di una fabbrica e all’esterno con la logistica e col reparto vendite. Se ne parla sempre più, ed è un bene. Soprattutto in Italia, regno delle PMI. Molte le aziende che sempre più adottano questa “filosofia”. L’International Federation of Robotics prevede che nel 2018 saranno impiegati 1,3 milioni di robot nelle aziende…

Il settore dell’automotive, per esempio, ne è portabandiera. 

 

Di rischio e risk assessment, di livelli di sicurezza e di cicli di produzione industriale, abbiamo parlato con Robert Puto, Vice President Commercial Products di TÜV SÜD China. Si tratta di un ente di certificazione fondato a fine '800 in Germania che fa del controllo sicurezza (sia safety che security) il suo core business.

Robert Puto è stato ospite di un Seminario dell'INRiM. Qui sotto potete vedere la nostra intervista.

Questo tema però è ancora troppo poco dibattuto, sia come safety (ossia la tutela del lavoratore che collabora con le macchine interconnesse) sia come cyber security (l'impermeabilità dell'azienda e dei prodotti dagli attacchi hacker). 

Safety è la sicurezza fisica dell'operatore, minacciata da rischi meccanici, elettrici, radioattivi e cosi via (ci sono 10 “tipologie” di rischi fisici).

La security riguarda invece la sicurezza cibernetica dell’azienda. Ogni macchina/robot è infatti collegato alle reti informatiche interne o all'esterno, attraverso un router. Questo router è un possibile bersaglio per una minaccia hacker; è come si dice in gergo una “superficie d’attacco” per arrivare a robot e altre macchine della fabbrica. Per questo le aziende che producono questi router (collegati alle macchine) devono curare in modo particolare gli standard di sicurezza.

Un esperimento interessante ci arriva dal Politecnico di Milano: i ricercatori sono riusciti a impossessarsi di alcuni robot, avendo trovato facilmente i programmi in rete, per dimostrare l’importanza della cyber security. Non è un gioco per addetti ai lavori, ma una richiesta di attenzione che riguarda tutti. 
La cyber security  può anche essere collegata  alla sicurezza fisica del lavoratore: un attacco hacker infatti può andare a modificare il funzionamento delle macchine con ripercussioni pericolose per gli addetti. 

Tornando invece alla safety - la sicurezza fisica dell’operatore che collabora con i bracci meccanici (i robot industriali)possiamo fare un altro esempio: pensate a due macchine che lavorano insieme, una accanto all’altra, e che una delle due si guasti. Il gate (la porta d’accesso) che collega le due macchine potrà essere automaticamente chiuso, per evitare rischi per la macchina e per gli operatori. 

In ambienti dinamici, modulari e flessibili quali sono le odierne “smart factories” automatizzate e interconnesse, non è più possibile utilizzare metodi tradizionali per il risk assesment, ossia la valutazione del rischio. Occorre invece adottare criteri di valutazione molto più articolati.