Non deve sembrar strano che all’orizzonte si stia profilando un intero mondo di nuove e possibili misurazioni, e di esso fanno già parte, con le prime sperimentazioni, le patologie umane.

L’introduzione di strumentazioni molto sofisticate ha segnato la medicina e la biologia degli ultimi trent’anni, con un incremento consistente nell’ultimo decennio. La caratteristica di queste strumentazioni è quella di poter analizzare la “macchina umana” nella sua diversificata complessità, spesso ricavando dati mentre sono in corso funzioni importanti. Un esempio fra i tanti lo troviamo nelle tecniche di imaging cerebrale, ovvero la possibilità di individuare le zone del cervello che si attivano durante una particolare attività. Oppure la TAC, Tomografia Assiale Computerizzata, che ci consente di avere delle radiografie tridimensionali.

L’insieme di queste strumentazioni ha fatto emergere l’esigenza di standard di misurazione molto precisi per le apparecchiature, perché una TAC, appunto, deve produrre dati coerenti in qualunque centro medico del pianeta.

Di SciBiograph - Opera propria, CC BY-SA 4.0

Si profila, però, un nuovo vasto orizzonte, che ha le radici nella computer science più avanzata, quella che si basa su capacità di calcolo molto elevate, grandi velocità di esecuzione, con la possibilità di analizzare grandi quantità di dati, e qui “grandi” è davvero grande.

Nella storia della scienza e della tecnologia la possibilità di avere dati su un fenomeno è un fattore tanto importante quanto un alfabeto per scrivere romanzi e poesie. A INRIM (l'Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica) i ricercatori e le ricercatrici lo sanno bene. Anche la recente decisione mondiale di passare a nuove unità di misura fondamentali – che qui sul sito Simisura è raccontata in tanti modi – possiede alla radice l’esigenza di passare a dei nuovi parametri che siano più precisi e maneggiabili di quelli utilizzati per tanto tempo.

INRIM Logo del nuovo Sistema Internazionale delle unità di misura

Facciamo ora un esempio: le carte geografiche.
Se guardiamo quelle di cinque secoli fa troviamo dei contorni dai quali a volte è difficile riconoscere un paese, se facciamo confronti con le carte odierne. Se andiamo a due secoli fa la situazione migliora perché vennero introdotti alcuni nuovi metodi di rilevamento cartografico.

La situazione attuale: con i rilevamenti satellitari si possono avere mappe precise fino alla …vostra bicicletta parcheggiata in cortile. Che cosa ha segnato questo enorme miglioramento? Strumenti, certo, ma soprattutto centinaia di migliaia di dati che siamo in grado di elaborare. I satelliti mandano a terra moltissimi dati: se questi dovessero essere analizzati da umani, per avere una mappa dell’Europa passerebbero cinquecento anni.

Il vulcano Momotombo (Nicaragua) dalla Stazione Spaziale Internazionale

Ci sorprendiamo, allora, se da un volto umano è possibile ricavare una informazione su una patologia? E’ così, è quello che sta avvenendo. Non solo dal volto: anche dal modo di parlare.
Un gruppo di ricercatori della Cornell University (USA) ha messo a punto un sistema che incrocia le espressioni facciali di un soggetto e la sua voce. Ebbene, da questo rilevamento è possibile misurare una condizione di depressione ovvero una delle tipologie di disagio mentale fra le più diffuse.

Funziona? Sì, il risultato è preciso nell’86 per cento dei casi. Il confronto viene fatto con le tecniche già utilizzate da tempo, basate su test e colloqui. Attenzione: 86 per cento è una percentuale molto alta per una analisi medica, perché indica una direzione molto precisa nella quale ci si può muovere con rilevamenti ulteriori e terapie.

Bene, da una parte test ai quali deve risponde il paziente e colloqui con psicologi. Dall’altra delle immagini di un volto e delle “tonalità” che si esprimono in una voce.
Sembrerebbero – e in effetti lo sono – due mondi separati. Cosa li unisce nel risultato? Vediamo prima le immagini: parliamo di migliaia di foto, di migliaia di espressioni di uno stesso volto. Questa mole enorme di dati, oggi analizzabili, ci fa cogliere piccole differenze che sono traccia di un disagio interiore.

Non è sorprendente. Anche a noi, in una persona che conosciamo molto bene, capita di vedere un breve tratto espressivo che ci fa supporre un suo stato d’animo.
Un rilevamento di migliaia di immagini è comprensibile sia più preciso. E forse per la voce c’è poco da spiegare; che essa contenga tante informazioni potenziali su quello che ci passa per la testa non ci stupisce.

Se poi i campioni analizzati sono tantissimi, bene, il gioco è fatto. Quindi: nuovi standard di misura da affrontare, perché anche in questo caso c’è e ci sarà la necessità di sistemi coerenti e stabili.