Misurare la posizione in mare

Una cosa banale, nel 2019; ma non a fine '700.
Ci spiega questo problema Enrico Massa di INRIM, durante la conferenza "Un anno smisurato", tenutasi al liceo classico Manzoni di Milano e organizzata da Triwù.

Nel XVIII secolo il commercio era sopratutto marittimo, e la Gran Bretagna, con il suo enorme impero, ne sfruttava tutte le virtù. Problemi ce n'erano, naturalmente: i viaggi erano lunghi e impervi, e spesso si perdeva la rotta. Con conseguenze nefaste per l'equipaggio e il carico - vero proprio tesoro in balia delle onde...

 

Si dice che alcuni carichi di imbarcazioni spagnole valessero quanto metà del PIL dell'Inghilterra del tempo...

Uno dei dilemmi più gravosi era la misurazione della longitudine in mare - cioè durante la navigazione.

Perché? Perché non si era ancora riusciti a calcolare la posizione precisa di una nave durante il viaggio a causa della rotazione terrestre... Le stelle e la latitudine non erano sufficienti.

Come risolvere questo problema? Con un orologio; ma un orologio da imbarcare su una nave. 
E questo non era affatto semplice...

Ecco che allora lo stato britannnico indice un bando (una vera e propria Call for ideas, diremmo oggi) per trovare una soluzione definitiva e più accurata possibile. La spunta John Harrison, orologiaio geniale e autodidatta, che costruisce il cronometro marino.

Come? Lo scoprite nel video qui sotto - dove Enrico Massa di INRIM racconta uno dei primi casi di finanziamento pubblico della ricerca che, aiutando una singola nazione, gioverà a tutta l'umanità futura.